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ONE HAND CLAPPING (LP 2012 – Vulcanophono, Audioglobe, Unomundo) :

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desert beyond front

DESERT BEYOND (EP 2012 – Autoproduced, Vulcanophono) : 

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LIGHTS ON, LIGHTS OUT (EP 2011 – Autoproduced,Vulcanophono):

THE WEBZINE, january 17th 2012

“Lights On Lights Out” è il nuovo lavoro di Ed, progetto musicale attivo dal 2007 incentrato su uno stile pop/folk di chiara influenza inglese. Si tratta di un ep di breve durata dall’atmosfera intimista e malinconica, composto da tre brani prodotti dalla cantautrice marchigiana Beatrice Antolini. L’opener “Your Symphony” è davvero molto interessante; parte come la più classica delle ballate folk per poi esplodere nel bellissimo ritornello, dove il mood del pezzo cambia radicalmente diventando più scuro ed escono fuori influenze alternative rock anni ’90. Questa commistione di generi che caratterizzerà tutte e tre le tracce di “Lights On Lights Out”, ha dato luce ad un sound abbastanza convincente e personale che potrebbe essere la chiave di volta per il futuro del progetto. Si prosegue con “Zombie My Dear”, il brano apre le danze con chitarre distorte e un riff a singhiozzo molto simile a quello di “The Hardest Button To Button” dei White Stripes, per poi passare alla parte cantata che ricalca il sound del periodo psichedelico dei Beatles. La traccia mostra una parte più rock di ED ma non riesce mai a convincere appieno. Molto meglio la conclusiva “Down the Shades”, ballata dolce e malinconica che culla l’ascoltatore fino allo splendido crescendo finale.

Che dire, questo ep è un gran bel passo in avanti rispetto ai due album precedenti e proietta ED tra gli artisti nostrani da tenere d’occhio per gli anni a venire. In attesa di un prossimo lavoro più completo intanto consiglio di dare un’ascolto a “Lights On Lights Out”, visto che si tratta di una buona anticipazione.

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THE BIG TAKEOVER, 69#ISSUE – december 2011

The nondescript moniker refers to Italian indie popster Marc Ed, who hails from Modena (birthplace of Luciano Pavarotti). He’s released three LPs since 2008, working mainly in the acoustic-folk format, bringing to mind one of his primary influences, Elliott Smith. This four-song EP (one hidden acoustic track, “Love is Lying”, is unlisted) is a collaboration with well-known Italian singer/keyboardist Beatrice Antolini, who also produced and worked on the arrangements. It’s a welcome partnership, inspiring multi-instrumentalist Ed to branch out his sound over 2010’s A Quick Goodbye by adding more noisy and lo-fi rock elements. The captivating “Your Symphony”, fuzzed-out “Zombie My Dear”, and sparkling “Down the Shades” all benefit from newfound hooks galore, with the louder passages adding more authority to Ed’s winsome, affecting vocals. Here’s looking forward to that fourth album!

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SENTIREASCOLTARE, december 2nd 2011

Quanto a Ed, sembra proprio uno di quei runners in rampa di lancio. Non a caso a produrre questo EP Lights On Lights Out(Autoprodotto, 7.0/10) è stata Beatrice Antolini nientemeno. In effetti l’abbrivio è quello giusto. Tre tracce che denotano romanticismo inquieto tra Elliott Smith e i primi Radiohead (Down The Shades), disinvolta allure indie pop da fratellino tenero di J Mascis (Your Simphony) e soprattutto il piglio power freak condito da irriverenza beckiana e inattese aperture synth pop di Zombie My Dear, dove la (bella) mano della Antolini si fa evidente. A tratti ricorda le migliori cose di Goodmorningboy, votato ad un piacionismo piu’ marcato eppero’ non a gratis.

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DANCE LIKE SHAQUILLE O’NEAL, november 15th 2011

Ed è un cantautore, ma è anche un trio. Ed è italiano, ma canta in inglese. Ed, nel 2010, ha fatto un disco bello bello bello, ma se ne sono accorti in pochi. S’intitola A quick goodbye, è in free download e comprende 14 tracce morbidamente pop, dipinte a tinte pastello da degli arrangiamenti molto armoniosi. Ed suona un po’ tutto: il piano, l’organo, l’armonica, il basso e la batteria e, se si tende l’orecchio, all’interno del disco 3 volte bello si sentono tutti ma nessuno a sovrastare la chitarra acustica che la fa da padrona e catapulta l’ascoltatore davanti a un falò sulla spiaggia.  Non pago di tutto ciò, Ed ha appena inciso un nuovo ep intitolato Lights ON Lights OUT che ci è piaciuto forse più del disco. Tre sole tracce sotto la direzione artistica di Beatrice Antolini, per portarci per mano dalle atmosfere ovattate del pop acustico di Down the shade al rock elettrico e grintoso diZombie my dear. A fare da trait d’union tra le due sponde di questo lavoro c’è la splendida Your symphony, un crescendo di rabbia scandito da tamburello e charleston, in cui chitarra acustica ed elettrica duettano senza mai sopraffarsi e lasciando il giusto spazio al graffiare delle liriche.

La ricchezza strumentale di A quick goodbye cede il passo ad arrangiamenti meno affollati ma molto incisivi, che lasciano intravedere una linea evolutiva più scarna e marcatamente live che promette bene.

Ed è in giro con il suo trio a supporto di alcune delle principali indie band italiane. Vi suggeriamo di cercarlo e andarlo a vedere. Noi aspettiamo con ansia il prossimo passo di questa bella scoperta.

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SHIVER Webzine, november 5th 2011

Lights ON, lights OUT. Luce accesa/luce spenta/luce accesa/luce spenta/luce accesa/luce spenta. Come quando da adolescenti, pigiando sull’interruttore della luce in cameretta, con lo stereo a palla, si cercava di emulare la strobo che in discoteca dopo qualche minuto di intermittenza causava allucinazioni anche di tipo grave. Oppure i più lesti usavano suddetto stratagemma per rubare, durante improbabili feste di compleanno, baci alle coetanee presenti nella stanza e ovviamente l’intermittenza era mooooolto più lunga.

Ecco forse il nuovo ep di ED, dal titolo citato in apertura, potrebbe essere un buon sottofondo per questo ultimo esempio: intimo quanto basta, languido come uno sguardo d’intesa quando guardi lei/lui e ti partono gli sbrilluccichi negli occhi quelli che poi col tempo verranno associati alla (poco poetica) pressione bassa (“Your Symphony”); dopo i baci arrivano anche le cuscinate in faccia, giusto per spezzare la tensione romantica che si stava creando, e la chitarra di “Zombie my dear” si assesta bene tra scapola e collo mentre la batteria ci va giù dritta come schiaffi attutiti dalla piuma d’oca. Ritorna la calma, le carezze, i sussurri nelle orecchie ed i sorrisini imbarazzati (“Down the shades”).
Lights ON, lights OUT contiene solo tre pezzi, prodotti dalle belle mani di Beatrice Antolini, ed arriva ad un anno dal disco sulla lunga distanza, A quick goodbye (che puoi ascoltare e scaricare gratuitamente nel player in basso), e si sente che qualcosa nell’aria è cambiato proprio come in quei pomeriggi quando scendevi da quella casa e sentivi un strana euforia che ti sfarfallava nella pancia: in quel caso era infatuazione per un altro essere umano, nel caso di ED è quel sentimento bruciante che si ha per la musica. Cinque lettere… inizia per A.

(Antonio Capone)

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MUROMAG, october 30th 2011

Ed è a modena che si cucina un piatto di pasta. Io sono in norvegia, che mi cucino un piatto di pasta. E ci facciamo una chiacchierata su skype.

Lo intervisto perché è bravo, perché ha pubblicato un primo disco terribilmente bello. E ha fatto uscire un Ep da poco. Poi ha pure suonato negli stati uniti, a new york per una settimana. Cinque date o giù di lì. E quindi lo intervisto

Io sono quello in grassetto.

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ciao marco, vogliamo iniziare?

rigorosamente in chat

se mi assento è perchè ho la pasta sul fuoco

tranquillo. sto scaldando pure io della pasta al forno di ieri l’altro!

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ciao!

ciao! tutto bene?

si si.. grazie mille innanzitutto!!

e di che? è un piacere

ok, iniziamo

yep

prima domanda

Partiamo dal principio. Chi sei, cosa fai, dove vai, come lo fai, cose così insomma.

ok..

Ed è il mio soprannome.. una di quelle storie senza senso tra amici. Ho deciso per scherzo di metterlo a nome di una manciata di pezzi scartati quando suonavo col mio vecchio gruppo..

pensando fossero troppo fiappi.

pian piano ho accumulato robe e (grazie all’innamoramento per Elliott Smith) ho tirato fuori le palle ed ho iniziato a fare i primi concerti da solo.

la cosa s’è evoluta, ho preso confidenza col palco ecc.. e nel 2009 il progetto era attivo, vivo e funzionante.. in quell’anno ho fatto qualche primo live con la band (robe tra amici).. visto che molti dei pezzi dei primi demo me li registravo in saletta col mac registrando tutti gli strumenti..

quello stesso anno ho organizzato un primo piccolo tour a NY..

do it yourself insomma

si si!

Mi attacco qui. Tu hai pubblicato già un album, e di recente un Ep che ha avuto una notevole visibilità anche su rockit, hai fatto un minitour a new york, … Come mai si sente poco parlare di te? So che può suonare male, ma sei tu che ti promuovi male oppure, piove governo ladro e quindi la gente di talento finisce rigorosamente in una cerchia ristrettissima di ascoltatori? Perdonami la domanda, però il giornalettismo è fatto anche di scomodità….

eheh no no, ci sta ci sta! in realtà ha tutto iniziato a decollare (se così si può dire) dalle registrazioni dell’Ep quest’estate.. l’LP dello scorso anno è rimasto ancorato per lo più alla provincia di modena… da lì ho iniziato a muovermi in maniera massiccia.. che te devo dì.. forse il cantato in inglese.. ora è tornato prepotentemente di moda l’italiano, che ci sta… ma sembra un must dover parlare di “affitti alti, mutui, salari bassi e disagio..” io odio scrivere (canzoni) in italiano…l’italiano è la nostra lingua ok.. i testi arrivano prima ok.. ma mi sembra comunque un atteggiamento da popolo arretrato quale siamo.. un atteggiamento legato al non “voler crescere”cazzo.. anche in grecia parlano l’inglese!!!!! non dico sia obbligatorio ma sarebbe figa una bella coesistenza delle due lingue

ok, ti dico questa. qui in erasmus gli italiani non parlano molto inglese. i greci neanche e gli spagnoli sono peggio di tutti. Però possiamo migliorare.

ahah! sollievo! ci sono un sacco di artisti che usano l’italiano che ammiro

dimmene un paio in italia ora

ok.. A Classic Education

beh ma non vale

a parte gli scherzi.. il loro nuovo LP è davvero figo!

l’ho già imparato a memoria!

Be Forest, Micecars, Mariposa

finalmente un gruppo che canta in italiano

Bugo (solo le prime cose)

eccone un altro

l’ultimo dei Verdena è bellissimo! ieri suonicchiavo “Canzone Ostinata”.. un sacco beatles!

già un capolavoro, per me il disco migliore in italia dai tempi di hai paura del buio? Degli aftehours

poi c’è un mio amico… doversti ascoltarlo, lui scrive in italiano si chiama Setti

http://www.soundcloud.com/setti è un misto tra Rino Gaetano e Barrett!

ganzo! dopo me lo ascolto! senti ma al di là del racconto dell’esperienza a NY, esistono sostanziali differenze musicali per un giovane che si approccia al pubblico là e uno che lo fa qua?

diciamo che là ci sono molte meno balle.. andare a vedere un concerto non significa andare ad un evento “mondano” .. è una cosa molto naturale.. ovvio il rovescio della medaglia è che in zero attimi puoi passare nel dimenticatoio!

chiaro, un po’ come succede in inghilterra con le loro stramaledette next big things

esatto!!

Buttiamoci sull’Ep. Parlamente un po’, in particolare come mai tre pezzi e come mai lei. Ovvero beatrice

ehehe.. mi sono trovato molto bene con lei sia musicalmente che dal punto di vista lavorativo è stato grazie a Davide il ragazzo da cui ho registrato.. lui aveva già registrato “A Due”… le ha proposto di ascoltare i pezzi e vedere un po’.. .a lei son piaciuti molto e siamo partiti.. tre pezzi.. . per i soldi! Ahah! sono molto molto contento del risultato.. ho già 7 pezzi nuovi e non vedo l’ora di tornare a registrare!!

bello! non hai ancora idea di quando registrerai?

bah… ora vedo un po’ come si evolve la questione dell’EP.. sono in contatto con Libellula booking (hanno avuto il contatto tramite Beatrice) e sto cercando un ufficio stampa (spero di cavarmela con 500 euro!).. quindi penso di tornare in studio verso maggio. Anche se nella mia testa c’era la voglia di registrare con la neve fuori!

ma questa è una notiziona! (modello bon iver)

speriamo!!

ma supporto dove? estero? ne approfitto per chiederti se giri un po’

ti dico.. ho beccato luca l’altra sera (il chitarrista dei A Classic Education)… lo vedo anche dopo che andiamo a vederci un concerto (i Brother in Law)… loro stanno cercando di capire come agire.. si era parlato di una qualche apertura qua e là… direi in italia per ora.. una roba molto in amicizia.. Luca è davvero un grande.. ma anche gli altri.. non se la tirano per niente e sono ragazzi molto umili.. li vedo un po’ come un esempio.. sia musicale, sia come tenacia, sia come modalità d’azione.. intanto ti dico che sicuramente nel disco nuovo luca suonerà un po’ di chitarre e ci intripperemo a produrre assieme un po’ di arrangiamenti.. intanto io mi continuo a fare booking da solo in italia.. sta andando bene.. riesco ad avere 5/6 date tutti i mesi.. ora mi sto muovendo per gennaio/febbraio/marzo/aprile, sono sicuro di tirare su i frutti di tutto questo lavoro! mi sto sbattendo un sacco la mattina mi alzo alle 8,30 (lavoro solo al pomeriggio) e fino all’una e mezza mando mail a locali, aggiorno siti, giro link e rompo i coglioni!!!

eccheccazzo! sei un esempio. dovrebbero fare tutti così. dovrebbero esserci corsi per giovani musicisti dove gli si insegna come si fa

ahahaha.. è che ci credo un sacco.. se devo pensare di ridurmi a suonare le cover dei led zeppelin alla sagra del paese piuttosto prendo la chitarra e la butto nel cesso!

mi sembra un ragionamento logico. senza nulla togliere alle magiche 291941249 milioni di cover band dei led zeppelin che il mondo offre.

assolutamente!!! mi piacciono un sacco i led zeppelin!

stamattina mentre pensavo a due/tre cose da chiederti, ho fatto un ragionamento riguardo a internet, così riassumibile: sono dell’idea che internet all’inizio abbia fatto del bene, dando visibilità a gruppi che altrimenti sarebbero rimasti nel sottobosco; ma ora c’è troppa roba e la superficialità con cui si ascolta della musica ha generato una sorta di involuzione: si ascolta di più chi ha tanti amici su facebook e ti fa dello spam violento. Vorrei sapere come la pensi.

quel che dici è verissimo. Però sono dell’idea che sia semplicemente mutato l’orizzonte ed il mezzo. Alla base c’è sempre lo sbattimento di cui si parlava prima. Una volta (mi ricordo anche solo nel 96-97 quando a 15 anni si andavano ad attaccare volantini ovunque x il paesino) c’era la carta, ora lo schermo.. ma il risultato è lo stesso. Ovvio è che anche il modo di concepire la musica è differente.. l’indie (che ha rovinato e superficializzato il concetto di musica) ha spostato l’importanza sul piano modaiolo ed effimero (pur essendoci ottimi gruppi).. ora è difficile avere un buon gruppo a portata di tutti.. te lo devi cercare.. io l’anno scorso non sapevo nemmeno che cazzo fosse pitchfork.. ora è pane quotidiano.. è un processo di risalita verso la ricerca e l’amore per la buona musica!

questa è una bella risposta. quindi alla fine dei giochi siamo rimasti negli anni ’70. dove per farti valere dovevi sbatterti sul serio. è bello sapere che in termini assoluti internet non conta un cazzo. per me è molto confortante. forse la cosa che aveva un po’ smosso le acque era myspace, che funzionava a parte dettagli informatici.

ehehe !!! esatto!! internet è un’ottima mano! se hai la carica giusta può solo essere utile!

però il volantinaggio ha un che di romantico. eheh

già!

dai, ti ho rubato fin troppo tempo

L’intervista finisce, come finiscono le conversazioni su skype: promesse di risentirci presto, promesse di vederci live. Lui va al lavoro, io mi faccio un caffè. E penso che sì, l’indie ha reso tutto superficiale e modaiolo. Ma senza di esso forse non ci sarebbe rockit. E magari non avrei mai ascoltato Ed. Teorie del caos, la farfalla di qua, l’uragano di là.

Ma poi che minchia è questo indie rock di cui parlano tutti?

GB

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TE SUONI MALE, october 22nd 2011

Ci sono giorni in cui uno si sveglia e ha voglia di ascoltare qualcosa come Ed. In macchina mentre uno ritorna dal lavoro o da una serata con gli amici ed è notte tarda avrebbe voglia di ascoltare canzoni come quelle di Ed. Quando lavo i piatti e quando mi faccio da mangiare da solo vorrei ascoltare Ed.

Perché? Ci si aspetta sempre un “perché” da una recensione, ci si aspetta un procedimento scientifico in cui vengono spiegate almeno le influenze (Beatles, Elliott Smith, e io ci sento anche gli Smashing acustici ma mi sbaglio sicuramente). Ci si aspetta di leggere che l’ep si intitola Lights ON, lights OUT, che è prodotto niente popo di meno che daBeatrice Antolini, che il secondo pezzo è scritto da quel geniaccio di 7i (Setti).

Ma il perché è tutto personale in questo caso, sono motivazioni intime, private perché Ed fa così quando suona. Riesce a toccare un punto della tua anima…anzi no, lo voglio dire apertamente, riesce a toccare un punto del tuo cuore di cui quasi ti vergogni. Ti vergogni di essere cullato come un bambino da Down the shades, di provare un senso di dolcezza semplice mentre ascolti Your Symphony.

Insomma è una questione di cuore. Quindi non ci sono voti, recensioni né influenze o produzioni. Ed è solo una questione di cuore. Tanto vale ascoltarlo direttamente (qui).

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ROCKIT.IT , october 12th 2011

“Lights ON, lights OUT” è il nuovo Ep di ED, tre pezzi prodotti da Beatrice Antolini, presentati tra agosto e settembre 2011 durante un tour a New York e Brooklyn, e pubblicati ad un anno di distanza dall’uscita del full lenght “A quick goodbye”. E se quello era un disco nato principalmente dall’amore per Elliott Smith, quasi un tributo esclusivo (peraltro molto ben riuscito) al musicista di Omaha, in questo Ep troviamo un Ed alle prese con un songwriting molto più vario benché sempre conforme ai numi tutelari dichiarati, quindi il pop folk anni Sessanta e l’indie americano anni Novanta.

Di solito non vado a nozze con le cartelle stampa dove gli artisti si presentano da soli. Poi ascolti “Lights ON, lights OUT” e capisci che il ragazzo non ha mentito, che “Your symphony” è davvero pop beatlesiano con un ritornello potenzialmente scritto dal dinosauro J Mascis (“Several shades of why”, l’ultimo album di Mascis, diventa a questo punto un valido termine di paragone). “Zombie my dear” è buon indie rock, con questa chitarra distorta vagamente lo-fi dal sapore hardcore a stelle e strisce e l’assolone ben piantato a metà pezzo. “Down the shades” infine, chiude la terna rimandando nuovamente al tanto caro Smith: delicatezza del tratto, melodia, voce, crescendo, malinconia assassina, dolore acuto. La conferma definitiva di qualcosa già dimostrato in precedenza, arricchita però da un tocco più personale che conferisce al pezzo una nuova prospettiva.

E qui sta la vera notizia: Ed sta finalmente venendo fuori come ED e non “solamente” come quello che scrive pezzi alla Elliott Smith. Che poi il merito di questa crescita sia tutto suo o da dividere con la Antolini poco importa. Quel che conta è andare avanti così.

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INDIEPATICI, august 22nd 2011

Il secondo artista che vogliamo presentare si chiama Marco e viene anche lui da Modena. Il suo ultimo progetto musicale è Ed The Trio, dato che alla sua chitarra (ma suona anche le tastiere, l’armonica e le percussioni) ha deciso di affiancare basso e batteria. In questo momento i tre ragazzi si trovano a New York per un minitour, presto saranno in giro in Italia per presentare il nuovissimo EP, uscito il 5 agosto: Lights ON, Lights OUT. Qui sotto ve ne lascio lo streaming e il DOWNLOAD GRATUITO.

E beh, per tornare al filo conduttore, questo è un folk più “suonato”, con richiami agli anni ’60, ispirato a musicisti come Elliott Smith ma anche ai Beatles. In poche parole, il lato più pop del folk (alcuni lo chiamano indiefolk). Se vi piace, potete ascoltare (e scaricare) il primo disco di Ed (A quick goodbye) a questo link.

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A QUICK GOODBYE (LP 2010 – Friction Records) :

ROCKIT, february 2011 by Federica Palladini

Difficile mettersi a scrivere una recensione di un artista che dice di ispirarsi aElliott Smith e i Beatles. Due icone della musica che tutti (o quasi, per il primo) conoscono e di cui scimmiottare le melodie sembrerebbe fin troppo facile. Invece, imbattersi nel terzo album di Ed, cantautore modenese di anni 28, è davvero una piacevole sorpresa. Ammettendo di non averlo mai ascoltato prima, nei suoi due precedenti cd, già alla prima canzone di questo “A Quick Goodbye” si rimane affascinati dalle sonorità cristalline della chitarra e dall’avvolgente malinconia della voce che si intrecciano ad armoniche d’antan dall’effetto struggente.

Punto di riferimento privilegiato sembra proprio essere il musicista americano scomparso, piuttosto che gli “scarafaggi” inglesi, che si mimetizzano in sottofondo in pezzi come “Serenade” e “I Was Sittin’ On”, ma di cui si mette in primo piano il lato nostalgico, non certo quello frizzante dal sapore rock. Il male di vivere di Mr Elliott, mancato premio Oscar per la stupenda “Miss Misery” (la statuetta andò a Celine Dion e al suo inno all’amore nonostante l’iceberg) è perfettamente decodificato in versione Ed, che lo fa proprio, dimostrando non solo di essere un polistrumentista di talento, ma anche un songwriter rispettoso dei suoi idoli, perché i brani composti non sono poi così lontani dalla sensazione di solitudine e dalla voglia di contemplazione che appartengono a ciascuno di noi (chi più, chi meno). Come Ed stesso scrive, “all I feel is just a dream”, che non suona poi così lontano dalla voglia di evasione e allo stesso tempo di rifugio con cui ci si trova a fare i conti ogni giorno.

“A Quick Goodbye” non regala molte sfumature, molte via di fuga, molti modi di ascolto. Bisogna rapportarsi a lui pacificamente, lasciando spazio a questa musica delicata che parla anche per immagini. Una su tutte? Quella del pezzo “Cigarettes & Snow”: “Cigarettes and snow on my mind, on my day, in my room”. Decisamente familiare.

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BLOW UP, april 2011 (#155)

MOGLI&BUOI by Enrico Veronesi

Il folkpop soleggiato, beatlesiano come avrebbe potuto esserlo Elliott Smith, in carico al modenese Ed, garbato come Bright Eyes e concreto nel migliorare l’umore dell’ascoltatore, è purtroppo l’ultimo dispaccio da questo mese, e seguire la sua crescita rappresenta una scusa per rinviare ancora di un mese la chiusura pressoché forzata della presente rubrica.

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SENTIREASCOLTARE , april 2011

Re-boot #14

E’ deliziosamente schizofrenico questo inizio primavera. E’ un ribollire di stili e umori. Il nostro consueto setaccio mensile tra le emergenze italiche.

Suggestioni soffici di chitarra acustica e sospiri, per il primo lavoro di  HYPERLINK “http://www.sentireascoltare.com/artist/6593/ed.html” EdA Quick Goodbye (autoprodotto; 6,4/10). Quattordici brani, in devoto omaggio a Elliott Smith HYPERLINK “http://www.sentireascoltare.com/artist/2278/beatles-the.html” Beatles HYPERLINK “http://www.sentireascoltare.com/artist/1619/bright-eyes.html” Bright Eyes e tutto quel sound vellutato di un cantautorato appeso fra malinconico e sognante. Tuttavia, a riuscire meglio in questo esordio sono gli innesti più duri e decisi di chitarra elettrica o organo hammond, suonati con tipico appiglio Sixties, sempre sul pezzo, mai fuori le righe. Consigliato a tutti i malinconici, i nostalgici o semplicemente a chi ha voglia di tuffarsi in un clima retrò, chiudere gli occhi e lasciarsi andare.

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INDIES FOR BUNNIES, april 2011 by Gianluca Ciucci

ED ha molte cose da dire e nessun timore di esporsi, lo dimostra il fatto che a 28 anni ha già dato alle stampe un paio di lavori con il corrente pseudonimo e diversi altri usciti con svariate intestazioni. La sua forte voglia di emergere si evince da ogni parola usata per descriversi, per pubblicizzarsi, per farsi conoscere, dal suo incessante muoversi fisico e mediatico su e giù per l’Italia, senza nascondere aspirazioni che puntano al di fuori dei confini della Penisola. E fa bene, anzi benissimo perché non ci si deve vergognare dei propri sogni di gloria, specialmente quando si ha talento e ED, indubbiamente, ce l’ha.

Se si può muovere un appunto a questo ragazzo modenese è forse l’eccessiva lunghezza del disco in questione (inopinatamente intitolato a “Quick Goodbye”), 14 brani per quasi cinquanta minuti di musica non si addicono ai tempi che viviamo e rischiano di minare l’attenzione dell’ascoltatore: si fossero tagliati anche solo tre pezzi saremmo di fronte ad un’opera davvero magistrale.

Opera figlia dell’ispirazione, dichiarata, a Elliott Smith e ai Beatles (più il primo che i secondi) e più in generale all’estetica dei Sessanta e dei Novanta. Dichiarazioni pericolose perché l’accostamento ai mostri sacri porta solo sventure, ma nel caso di ED la musica proposta, con melodie cristalline e una voce suadente e malinconica che spesso ricorda quella di Tom Barman, distoglie subito dalle polemiche che potrebbero nascere. Fin dall’iniziale “Timeless Photographs” appare chiaro il richiamo al genio ribelle di Omaha, così come nella successiva “Unknown Song #2″ e in altre come la struggente “It Wouldn’t Be The Same”. Ma più in generale si respira un clima lo-fi, che indirizza l’ascoltatore sulle tracce di altri maestri assoluti come Lou Barlow e Kurt Cobain. I baronetti di Liverpool e un suono marcatamente Sixties si palesano in “I Walk in The Sun” dove fa capolino anche la batteria a dare maggiore ritmo. Ci sono passaggi in tono minore che, come già spiegato, potevano essere tagliati senza dolore, ma nulla che possa appannare il fulgore di una Love is Lying da cantare nei meravigliosi pomeriggi di maggio prossimo venturo.

“A Quick Goodbye” è un disco (almeno nei suoi momenti migliori) al quale abbandonarsi e dal quale lasciarsi cullare, che non concede interpretazioni e non vive di sfumature, non richiede attenzione perché semplicemente se la prende.